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Uno sguardo sugli affari esteri della Repubblica di San Marino

Il 14 settembre 1838, Ferdinando I, Imperatore d’Austria, riferendosi alla Serenissima Repubblica di San Marino, scrisse: «Proviamo vivo piacere nell’assicurare questo Stato, di poca estensione, ma di molta rispettabile antichità». Centotrentatré anni dopo un altro grande “impero” espresse simpatia per la Repubblica.
Il 6 maggio 1971 – prima ancora che fosse approvata la risoluzione albanese 2578 all’Onu sull’espulsione di Taiwan e l’ingresso della Repubblica Popolare della Cina (25 ottobre) – il governo del Titano riconobbe che l’esecutivo di Pechino fosse l’unico governo legale della Cina, mentre la Rpc rispettava la politica neutrale perseguita dal governo di San Marino. Inoltre decisero di stabilire relazioni formali a livello consolare; vent’anni dopo i rapporti diplomatici furono innalzati al rango di ambasciatori con il cinese a Roma, e il sammarinese fra Pechino, Nuova Delhi e Giacarta.
I legami fra i due Stati sono eccellenti: la multinazionale cinese ZTE è partner di San Marino per la costruzione della rete per cellulari e la fibra, inoltre vi sono rapporti in abito infrastrutturale e del turismo, e collaborazioni sul versante finanziario.
Attualmente la Repubblica di San Marino ha relazioni con 127 Stati (17 africani, 23 americani, 35 asiatici, 48 europei, 4 oceanici più il Sovrano Militare Ordine di Malta).

Un po’ di storia
Quando il tagliapietre Marino (275-366) giunse dall’isola di Arbe (oggi Rab, Croazia) sino al Monte Titano, onde scappare dalla grande persecuzione contro i Cristiani dell’imperatore Diocleziano, egli costituì una comunità di correligionarî.
I documenti, compresi gli attuali, della Serenissima Repubblica di San Marino, datano al 3 settembre 301, la fondazione della Repubblica. Questa col tempo diventò una forte e consolidata comunità.
Nell’885 – crollato già da un secolo il bizantino Esarcato d’Italia (Ravenna) e poi passato al Patrimonium Petri – San Marino probabilmente ottenne l’autonomia assoluta col Placito Feretrano, documento ancora allo studio.
Al contempo il popolo sammarinese iniziò a legiferare ed adottare alcune disposizioni del grande re-giurista longobardo, Rotari (636-52).
Nel 1263 fu creato il Comune, che rafforzò le prerogative della Repubblica. La comunità si resse nel tempo grazie a un sapiente gioco d’alleanze con i Conti di Montefeltro e, in seguito, i della Rovere. Nel 1291 fu riconosciuto dallo Stato della Chiesa.
La Repubblica il 27 giugno 1463 con i Patti di Fossombrone, chiusi con la Santa Sede, ottenne i castelli già malatestiani di Domagnano, Faetano, Fiorentino, Montegiardino e Serravalle.
Questi rappresentavano ultimo ampliamento territoriale e completamento delle fortificazioni, che dal sec. X facevano da baluardo ai tentativi d’invasione di Ungari, Saraceni e Normanni.
L’8 ottobre 1600 fu varata la prima costituzione (Leges Statutae Sancti Marini). La sua indipendenza fu riconosciuta ulteriormente dai papi Clemente XII (1730-40) e Benedetto XIV (1740-58).
Napoleone I volle concedere alla Repubblica un accesso al mare, però San Marino saggiamente rifiutò, in quanto avrebbe potuto compromettere in futuro la libertà dello Stato.
Nel 1815 il Congresso di Vienna lo riconobbe come soggetto di diritto internazionale; prerogativa rispettata attraverso le guerre europee del sec. XIX, e le due mondiali del XX.
Per riandare al trattato di Fossombrone, esso riporta la più lontana memoria di facenti funzioni di ambasciatori in veste di plenipotenziari, quello dei tre sammarinesi: Bartolomeo di Antonio, Geronimo Belluzzi e Marino Calcigni.
Essi, erano già stati inviati il 21 settembre 1462 a per concludere col Vescovo di Teano, Cardinale del Titolo di Santa Cecilia, Niccolò Forteguerri le condizioni per la partecipazione di San Marino alla lega di papa Pio II (1458-64) contro Sigismondo Pandolfo III Malatesta il Grande, che poi comportò la definizione degli attuali confini dello Stato.
Bartolomeo, Geronimo e Marino erano ben lontani dal potersi definire rappresentanti nel senso politico e diplomatico come lo s’intende oggi col nome di Ambasciatori, Consoli, Agenti, Legati od Incaricati d’Affari.
Solo le leggi statutarie del 1600 separarono distintamente la carica di Syndicus – considerata successivamente come funzione prevalentemente amministrativa (i Syndici in principio erano nominati dai Sammarinesi e stipulavano fra essi e i vicini) – da quella degli Oratores ed Ambasciatores, visti quale carica politica e diplomatica.
Per cui prima del sec. XV, non si trattava di funzionari preposti o rappresentanti dello Stato presso altro Stato, ma di semplici sammarinesi eletti dal Consiglio o dai Capitani di volta in volta.
Un primo ambasciatore ante litteram in Roma prima del 1626, fu Antonio di Paolo Fabbri, che prese l’appellativo di ‘Orafo’ a causa della sua professione: egli prestò servizio dalla fine sec. XV agli inizi del successivo, garantendo l’indipendenza sammarinese, specie da Sisto IV (1471-84) e Giulio II (1503-13).
Dopo la morte dell’‘Orafo’, gli interessi sammarinesi furono curati a Roma dal Ducato di Urbino e altri, fino a quando nel 1626 ci fu il primo diplomatico ufficiale, l’Agente di San Marino nella persona di Giovanni Felice Ginelli.
In seguito San Marino varò relazioni diplomatiche con Repubblica di Firenze, Granducato di Toscana, Repubblica di Venezia, Regno di Sardegna, Repubblica di Ancona, Ducato di Ferrara e Perugia, fino a quando le ultime tre entità più Urbino furono inglobate nello Stato della Chiesa.
Ulteriori assicurazioni sull’indipendenza sammarinese furono ribadite dai papi Clemente VIII (1592-1605) e Urbano VIII (1623-44); San Marino ebbe rappresentanti nelle seguenti città dello Stato della Chiesa: Ancona, Bologna, Pennabilli (Rimini), Ravenna, Rimini e Riccione.
Nel 1865 San Marino abbandonò la rappresentanza presso lo Stato della Chiesa, e la trasferì nella nuova capitale Firenze. I rapporti furono poi ripresi con la Città del Vaticano il 23 gennaio 1926 attraverso un Ministro plenipotenziario.
Col nostro Paese, San Marino aveva varato relazioni diplomatiche il 22 marzo 1862 nella persona dell’italiano Giovanni Antonio Luigi Cibrario (1802-70), già Ministro degli Esteri del Regno di Sardegna.
Cibrario fece ottenere nel 1865 per la Repubblica, l’alto titolo di «Serenissima» che era stato concesso in passato solo a quelle antiche di Venezia e Genova e che tuttora San Marino adotta.
L’Italia il 16 agosto 1874 nominò il primo rappresentante del Regno presso la Repubblica nella figura di un Console.
Il 6 marzo 1968, Plenipotenziario per San Marino, Federico Bigi (1920-96), segretario di Stato per gli Affari Esteri, e per l’Italia, Amintore Fanfani (1908-99), ministro per gli Affari Esteri, fu siglato in Roma l’Accordo Aggiuntivo alla Convenzione di amicizia e buon vicinato del 31 marzo 1939, per cui fu convenuto di elevare le relazioni italo-sammarinesi dal rango consolare al rango diplomatico, con l’istituzione, a San Marino di una Legazione d’Italia, ed in Roma di un’Ambasciata di San Marino. A decorrere dal 1° dicembre 1979 la Legazione italiana presso la Repubblica di San Marino è stata elevata al rango di Ambasciata col DPR, N. 835 del 30 novembre 1979.

Fra Europa e Mondo
Il primo Paese extraitaliano, e prima ancora di Roma, ad accettare un Incaricato d’Affari sammarinese fu la Francia nel 1854.
Seguirono nel tempo relazioni consolari e diplomatiche con un ulteriori Stati del Continente e col Sovrano Militare Ordine di Malta (1935).
Per l’Africa il primo fu il Bey di Tunisia nel 1865. In Asia s’iniziò con la Turchia (1962). Nelle Americhe i primi furono gli Usa (1863), e per l’Oceania l’Australia.

Riflessioni
L’attività della diplomazia sammarinese ha consentito alla Repubblica di manifestarsi per due millenni, con uno sforzo che San Marino ha realizzato e realizza per tessere la rete più ampia di relazioni, al fine di salvaguardare i suoi diritti, difendere i suoi legittimi interessi e acquisire le maggiori amicizie e simpatie possibili.
D’altra parte, nell’attuale complessità degli affari esteri, nell’atteggiamento che la Serenissima Repubblica di San Marino ha assunto in un’attività che si estrinseca sempre meno in termini di mera pubblica relazione e sempre più in termini politici, non bastano più, nella stragrande maggioranza dei casi, semplici riferimenti a tale Paese quale rappresentante “italiano” fra i Microstati.
Per cui tale contributo desidera offrire un piccolo ma attento contributo ad uno stimolo per una maggiore conoscenza verso tale Stato che nei secoli ha mostrato ogniqualvolta lungimiranza e saggezza.

Giancarlo Elia Valori