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L’idea cinese della sicurezza delle nazioni per un futuro condiviso

Il concetto generale di sicurezza nazionale e destino umano si completano a vicenda e insieme costituiscono la via che dovrebbero percorrere i Paesi per un futuro di pace. Essi hanno una stretta logica interna e perseguono congiuntamente il valore e lo scopo della “persona” posta in quello sviluppo che dovrebbe essere priorità di ogni governo.
Pertanto, la situazione generale sia del progresso nazionale che estero di ogni Paese dovrebbe essere coordinata complessivamante a favore del benessere dell’uomo, posto al di là di qualsiasi Stato.
La sicurezza nazionale generale deve concentrarsi sulla pianificazione globale di quella esterna e interna. La pace e l’ordine internazionali e lo sviluppo comune di tutta l’umanità sono gli interessi strategici che dovrebbero caratterizzare i membri della comunità internazionale.
Per quanto riguarda la sicurezza internazionale, invece, l’idea di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità si può sostenere solo con la creazione di un mondo universalmente sicuro, in cui manifesto non sia solo il destino di un unico Paese, ma di tutti.
In altre parole, una comunità con un futuro condiviso per l’umanità è l’obiettivo più alto del concetto di sicurezza universale. Tutto questo significa: porre le persone al centro.
Nell’ambito della globalizzazione, i flussi di popolazione su larga scala portano nuove sfide alla sicurezza nazionale. Queste sono destinate ad essere affrontate al più alto livello. Il termine “destino” nella comunità del futuro condiviso non è solo il destino comune e a lungo termine di tutta l’umanità, ma anche il destino di ogni individuo. La sicurezza personale è l’interesse fondamentale di ogni cittadino. Per tal motivo, il concetto di sicurezza nazionale propone chiaramente di realizzare la sicurezza delle persone come scopo, che rifletta pienamente uno stile diverso da quello sino ad ora imposto. a forza di bombe necessariw a portare la democrazia e massacri da fuoco amico e non.
Un costruttore di pace, un contributore allo sviluppo globale e un difensore dell’ordine internazionale si deve concentrare innanzitutto sulla salvaguardia degli interessi comuni di tutti i popoli del mondo, e non ponendo uno solo “first” a discapito di tutti gli altri.
Lo sviluppo economico appartiene alla categoria dell’economia, della struttura; per un Paese la sicurezza nazionale appartiene, invece, alla categoria delle sovrastrutture. Per cui il livello generale di sicurezza nazionale e il livello di costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità dipendono fondamentalmente dal procedere di pari passo fra struttura e sovrastrutture.
Per quanto riguarda le singole governance nazionali, esse devono tenere conto delle ragionevoli preoccupazioni degli altri Paesi e promuovere lo sviluppo comune di tutti secondo le proprie capacità, e senza imposizioni esterne.
Nella visione globale della sicurezza nazionale, la certezza di una politica valida, e di suoi seri interpreti, è un altro fattore fondamentale. In particolare, il mondo attuale – checché ne dicano i politici da talk show e gli intellettuali da Isola dei famosi, di cui purtroppo il nostro Paese tristemente abbonda – è ancora nel contesto della coesistenza di due sistemi sociali, capitalismo e socialismo (Cina prima di tutti), con un capitalismo forte fondato su madripatrie e “colonie” ed un socialismo debole.
È ovvio che i Paesi occidentali (leggi Usa+Regno Unito+”colonie”) useranno inevitabilmente qualsiasi mezzo per contenere l’ascesa della Cina popolare, denigrando e attaccando il sistema politico socialista con caratteristiche cinesi.
Se ben riflettiamo, una delle ragioni esiziali che hanno causato la disintegrazione dell’Unione Sovietica all’epoca, è stata l’idea ebete principiata da Chruščëv dopo la destalinizzazione: cercare di imitare, senza struttura adeguata, il modello statunitense sia nella difesa che in un preteso consumismo, e annacquare il marxismo. Un’impensabile ed imbelle èra di “evoluzione pacifica” a lungo termine dell’ideologia e del sistema socialista sovietici, tale da essere “accettata” dai Paesi occidentali, i quali assurdamente, erano chiamati quali garanti del socialismo (Accordi di Helsinki 1975). Ciò poi condusse Gorbačëv per primo ad abbandonare il socialismo e inventarsi la cosiddetta perestrojka (ristrutturazione), che condusse alla ben nota implosione – con gioia del mediocre attore Ronald Reagan – e alla fine del socialismo scientifico europeo. Per poco, sotto Elcyn e boiardi, la Russia non si trasformò in una dépendance amerikana con la lettera cappa; ma la fortuna russa fece sì che la vodka compisse il suo corso, e Vladimir Vladimirovič ridesse dignità alla Terza Roma. La Cina non ha fatto quest’errore: e Deng Xiaoping le ha evitato di ritrasformarsi nel Paese dei trattati ineguali.
La visione tradizionale indica che “sicurezza” significa assenza di minacce interne, e sicurezza nazionale assenza di minacce da parte di nemici stranieri . Oggi il significato di “sicurezza” si è notevolmente ampliato. Lo studioso di politica internazionale Yan Xuetong afferma: «La definizione di “sicurezza” è nessuna paura, nessuna minaccia e nessuna incertezza».
Il significato di sicurezza nazionale nella Cina contemporanea è più ampio oggi che mai in qualsiasi momento della storia.
Rispetto al tradizionale concetto di sicurezza, la parola “globale” riflette pienamente che il concetto odierno è più completo e sistematico. Di conseguenza, il motivo per cui l’idea di comunità con un futuro condiviso è riconosciuta da tutti i Paesi del mondo è che essa idea sia una ricetta efficace per superare il fenomeno della “frammentazione” globale nell’attuale mondo.
Tutto sta, però, ad interpretare la parola “globale”. La differenza più significativa tra la prospettiva internazionale cinese e quella liberale è che il socialismo in sé ha contenuti ideologici, storici, e tradizionali di integrazione ed è dedicato alla ricerca della cooperazione e della liberazione di tutti i popoli secondo i cinque principi di Bandung (1955), sui quali la Cina ha sempre basato la sua politica estera.
La prospettiva internazionale liberale, invece, persegue la globalizzazione in superficie, ma in realtà essa è guidata dai Paesi capitalisti occidentali al servizio dei loro interessi e delle proprie multinazionali. Al momento, i Paesi occidentali sviluppati a coda degli Usa stanno apparendo come una forza anti-globalizzazione, il motivo è che scoprono che la globalizzazione si discosta sempre più dal proprio dominio.
Quando si vede chiaramente che i vecchi padroni dell’Africa, al guinzaglio della Casa Bianca, non riescono più a fare al 100% i loro comodi in quel Continente, appaiono i predetti personaggi da talk show e Isola dei famosi, a dire che i cinesi sono cattivi e non rispettano i diritti umani. Perché i cinesi vogliono portar via (agli ex padroni dell’Africa) il petrolio, i diamanti, i biocarburanti, l’acqua, ecc.; mentre sino a ieri Londra, Parigi, e le multinazionali Usa e belghe, ecc., rubavano a man bassa. Oggi è arrivata Pechino con i trattati di pari dignità, e le “colonie” occidentali diventano isteriche.
In tale contesto, la Cina tiene alta la bandiera di un tipo di globalizzazione che ha sempre rispettato attraverso i severi dettami dei cinque principi di Bandung:
i) rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale;
ii) non-aggressione reciproca;
iii) non interferenza reciproca negli affari interni di ciascuno;
iv) uguaglianza e reciproco beneficio;
v) coesistenza pacifica.
E se li leggete con attenzione essi sono l’esatto contrario dell’infame colonialismo europeo (secc. XIX-XXI). Ecco perché Pechino riceve continuamente un ampio sostegno, non solo da un vasto numero di Paesi in via di sviluppo, ma anche da Stati europei consolidati come Germania, Svezia, ecc. Mentre da noi gli ordini del maldestro presidente d’Oltratlantico fanno sì che un dignitario cinese sia accolto a Roma da un nostro grado inferiore.
Da noi, non si vuol capire che una comunità internazionale con un futuro condiviso per l’umanità è prima di tutto una comunità di interessi, soprattutto quando i Paesi del mondo non sono ancora usciti dal pantano della crisi finanziaria e la crescita economica globale è lenta.
I Paesi del mondo devono prima risolvere i problemi di sviluppo, povertà e ridurre gli episodi di frizione; le questioni di sicurezza globale non tradizionali come la sicurezza alimentare, la carenza di risorse, le esplosioni demografiche, l’inquinamento ambientale, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, le pandemie e i crimini transnazionali, si raggiungono solo con l’accordo di tutti.

Giancarlo Elia Valori