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L’egemonia della conoscenza e il nuovo ordine mondiale. Gli Usa e il resto del mondo – Prima parte

Nel mondo attuale la conoscenza e i vantaggi tecnologici in larga misura determinano le differenze nella gestione della politica internazionale. L’aumento del potere intellettuale di un Paese definisce direttamente un aumento di quello economico, modificando così la sua posizione nella competizione internazionale per il dominio.
La politica del potere, prima nell’èra agricola e dopo in quella industriale è stata caratterizzata dall’egemonia militare e poi economica, mentre la politica del potere nell’èra dell’informazione rivela gradualmente le caratteristiche dell’egemonia della conoscenza sia a livello scientifico che d’intelligence.
L’egemonia della conoscenza nelle relazioni internazionali contemporanee si manifesta specificamente quali: scambio ineguale nel commercio internazionale, sfruttamento di informazioni ad alto valore aggiunto e varie condizioni legate alla produzione tecnologica. Per cui intravvediamo trasferimento di industrie inquinanti da Paesi privilegiati a quelli poveri: attività che consumano energia e ad alta intensità.
La cultura e i valori occidentali sono vigorosamente diffusi, attraverso il cosiddetto softpower nell’informazione e nei mass media, e assumono tamburreggiamenti ossessionanti e oppressivamente ipnopedici.
I Paesi sviluppati hanno brevetti nell’uso dello spazio esterno, nello sviluppo delle risorse del mare profondo e nella produzione di risorse ambientali che inquinano, mentre i Paesi in via di sviluppo posso solo sospirare guardando gli oceani e i satelliti degli altri, che volano, fanno ricognizione e li sorvegliano.
Le risorse dei grandi e profondi mari – che dovrebbero essere condivise dall’umanità in quanto appartengono a tutti come l’aria, la luna e il sole – sono invece sfruttate dai Paesi sviluppati, al contrario condividendo liberamente e “democraticamente” con i disgraziati solo le conseguenze malvagie dell’inquinamento ambientale.
Per ciò che concerne le sanzioni e l’interferenza armata nelle relazioni internazionali, si adotta la tecnica del bullismo violento e consapevole: chi è più forte militarmente impone la validità anche giuridica dei propri interessi.
La causa fondante per la generazione dell’egemonia della conoscenza risiede nella polarizzazione dello status intellettuale dello Stato-nazione. I Paesi sviluppati occidentali hanno già varcato la soglia di una società dell’informazione, mentre i Paesi in via di sviluppo faticano ancora a scalare verso la civiltà industriale dallo stato più primitivo e chiuso dell’esistenza. Sebbene i Paesi in via di sviluppo detengano la maggior parte delle risorse naturali e umane del mondo (pensiamo all’Africa), sono molto arretrati nella scienza e nella tecnologia. Basti guardare L’istogramma continentale dei 207 Premi Nobel per la Fisica dal 1901 al 2017 (i vincitori sono considerati per Stati di nascita salvo per il Nobel algerino di Claude Cohen-Tannoudji [1997], venuto alla luce quando l’Algeria era territorio francese):

I Fonte: Nadua Antonelli, <> XXIII (2017), p.12
Se non si hanno mezzi per studiare, anche i più grandi cervelli non possono elaborare scoperte o depositare brevetti, guardando solamente il cielo e la terra.
Circa l’80% del personale scientifico e tecnologico, e i relativi risultati sono concentrati nei Paesi sviluppati. Il vantaggio della conoscenza consente ai Paesi sviluppati di ottenere il diritto di formulare le regole del gioco e della comunicazione per tutta la produzione e diffusione della conoscenza globale. In particolare, i vantaggi di conoscenza dei Paesi sviluppati nel campo militare e dei media ad alta tecnologia consentono loro di espandere l’influenza sui fronti civile e militare e di realizzare i loro obiettivi strategici.
I Paesi in via di sviluppo vagano tra la società tradizionale, la moderna civiltà industriale e la civiltà postindustriale, e sono spesso sfidati e oppressi dall’egemonia terza della conoscenza.
La nuova economia creata dalla rivoluzione dell’informazione è ancora un “fenomeno da Paesi ricchi”, nucleo di quella che è chiamata “creazione di vantaggi”, con la copertura di “vantaggio competitivo”, o per meglio dire: competitivo verso chi non è in grado di competere.
Il Paese che ha guidato l’ondata della rivoluzione informatica sono gli Usa, ch’è il maggiore beneficiario di tali risultati. Il divario digitale evidenzia lo status della superpotenza dell’informazione statunitense. Nel settore dell’informazione globale nel 2000, la produzione delle unità di elaborazione centrale negli Usa rappresentava il 92%, e la produzione del software l’86%.
Gli investimenti del settore IT (Informazione & Tecnologia) negli Usa sono stati il 41,5% degli investimenti globali, il sistema Windows di Microsoft ha segnato il 95% delle applicazioni della piattaforma operativa globale; gli utenti Internet degli Usa sono più della metà degli utenti Internet globali e la posta elettronica passa attraverso server statunitensi in larghissima fetta per il 58%.
L’e-commerce vale il 75% del totale globale e i siti web commerciali Usa stanno al 90% del pianeta.
Al momento, ci sono quasi tremila database su larga scala nel mondo, il 70% dei quali si trova negli Usa. Ci sono 13 server di nomi-dominio di primo livello nel mondo e 10 di questi si trovano negli Usa.
I dati summenzionati superano di gran lunga la quota del Pil degli Usa il quale è il 28% del totale mondiale. Gli Usa sono molto più avanti di tutti i Paesi del mondo, compresi gli altri sviluppati. La posizione di leader della tecnologia dell’informazione consente agli Usa di controllare gli elementi basici nel campo dell’informazione con i suoi forti vantaggi economici e di talento, nonché di padroneggiare i diritti effettivi, nonché di formulare gli standard e i regolamenti.
Lo status di culla della rivoluzione informatica ha portato enormi ricchezze e benefici allo sviluppo negli Usa. Dagli anni Novanta, lo sviluppo della tecnologia dell’informazione e l’ascesa dell’industria relativa sono diventati un acceleratore dell’ulteriore avanzamento economico degli Usa.
Nella crescita del Pil degli Usa – dal 1994 (inizio della diffusione di internet) al 2000 – la proporzione dell’industria dell’informazione sul valore della produzione totale del Paese ha fatto sì che l’economia avanzasse dal 6,3% all’8,3%; ed il contributo dello sviluppo dell’industria dell’informazione all’effettiva crescita economica degli Usa è valutato al 30%.
All’inizio del sec. XXI, gli Usa, con il loro forte potere nazional-globale e la relativa egemonia della conoscenza/informazione, erano già pronti per costruire un nuovo ordine mondiale.
La conoscenza è l’anima pure dell’egemonia militare. Sin dagli anni Novanta, gli Usa (venuta meno l’Urss) hanno approfittato della loro leadership assoluta nella tecnologia dell’informazione per promuovere vigorosamente una nuova rivoluzione militare e dotare le proprie forze armate di un gran numero di moderne armi sofisticate, in particolare armi informatiche: un vantaggio schiacciante nel campo convenzionale, sopravanzando nettamente il Terzo mondo oltre che gli alleati occidentali.
La superiorità del Paese nelle attrezzature va da una a due generazioni (ossia da 15 a 30 anni) rispetto ai Paesi in via di Sviluppo e da 0,5 a una generazione in confronto degli alleati. Tutto questo ha stabilito lo status egemonico degli Usa come la potenza militare numero uno al mondo.
La II (1991) e III (2003) Guerra del Golfo (ricordiamo che la prima fu quella Iran-Iraq 1980-88), la Guerra del Kosovo (1999), la Guerra in Afghanistan (2001-in corso) e la Guerra in Iraq (2003-2011) sono stati quattro eventi bellici localizzati, che gli Usa hanno combattuto per stabilire un nuovo ordine mondiale dopo la guerra fredda. Durante tali eventi, l’egemonia degli Usa è stata rafforzata senza precedenti e il tentativo di Washington di stabilire un nuovo ordine ha fatto progressi sostanziali.
Inoltre, sostenuti dai forti vantaggi militari (disseminare il pianeta di proprie basi e avamposti), economici e tecnologici, questi hanno assicurato che gli Usa avessero e abbiano una posizione guida nel mondo e fanno della Casa Bianca un pianificatore ed un difensore del nuovo ordine mondiale.
(1. continua)

Giancarlo Elia Valori