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Le attività regionali sino-russe dopo l’Afghanistan

Dopo che i talebani hanno preso il controllo dell’Afghanistan nell’agosto di quest’anno, la Russia ha messo in guardia sulla minaccia dell’organizzazione estremista dello Stato islamico (ISIS) e sull’aumento del traffico di droga.
I talebani hanno deciso di cooperare con Russia, Cina e l’Iran per mantenere la sicurezza regionale. L’agenzia France-Presse ha riferito che i talebani hanno partecipato a colloqui di alto livello a Mosca. Durante questo periodo, dieci Paesi hanno chiesto assistenza umanitaria di emergenza per l’Afghanistan e hanno affermato che i Paesi che si sono recentemente ritirati dall’Afghanistan dovrebbero contribuire con fondi per aiutare in ricostruzione. I Paesi sono: Cina, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.
Prima di questo incontro, il presidente russo Vladimir Putin ha avvertito che circa diecimila combattenti dell’ISIS si erano riuniti nel nord dell’Afghanistan per diffondere la discordia religiosa ed etnica. L’Unione Sovietica un tempo confinava con l’Afghanistan e Mosca considera ancora quest’area come una zona d’influenza.
Putin ha riferito a metà settembre che il leader dell’ISIS aveva in programma di inviare persone camuffate da rifugiati nei Paesi vicini dell’Asia centrale.
I Paesi partecipanti ai colloqui di Mosca hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta di essere preoccupati per le azioni delle organizzazioni terroristiche e riaffermato la loro volontà di continuare a promuovere la sicurezza in Afghanistan per contribuire alla stabilità regionale.
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha criticato l’assenza di funzionari statunitensi durante l’incontro. Ha detto in precedenza che i combattenti e al-Qaeda affiliati all’ISIS stanno cercando di approfittare del vuoto di potere in alcune zone afgane.
Nella dichiarazione congiunta, i Paesi partecipanti hanno invitato i talebani ad attuare politiche interne ed estere appropriate e prudenti e ad adottare una politica amichevole nei confronti dei vicini dell’Afghanistan.
In termini di politica interna, chiedono che i talebani rispettino i diritti dei gruppi etnici, delle donne e dei bambini. Prima di questo incontro, i rappresentanti dei talebani si erano incontrati con funzionari dell’UE e degli Stati Uniti d’America e si erano recati anche in Turchia, sperando di ottenere il riconoscimento ufficiale e l’assistenza della comunità internazionale.
I talebani hanno un disperato bisogno di alleati in questo momento perché l’economia dell’Afghanistan è in pericolo a causa della perdita di aiuti internazionali, dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’aumento della disoccupazione.
Per quanto riguarda Cina e Russia, in occasione del XX Anniversario della costituzione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e della firma del Trattato sino-russo di buon vicinato, amicizia e cooperazione, le relazioni tra i due Paesi sono entrate nel terzo decennio di stabilità e amicizia.
Tuttavia, in questo momento, gli Stati Uniti d’America dopo che hanno abbandonato l’Afghanistan, hanno condotto almeno due risultati negativi in Cina e Russia: 1) l’Afghanistan, situato nel “cortile di casa” della Cina e la Russia si è destabilizzato; 2) il conflitto è stato caotico e il futuro è incerto e dopo trent’anni dalla fine della guerra fredda, gli Stati Uniti d’America si sono liberati da quel fardello per concentrarsi sulle sfide dei due maggiori poteri eurasiatici.
Prima del ritiro degli Stati Uniti d’America – sebbene il gioco geopolitico sino-russo-statunitense continuasse ad intensificarsi – l’Afghanistan era ancora il luogo dove gli interessi dei tre Paesi si sovrapponevano e le parti erano tutte interessate a ottenere un “atterraggio morbido” sulla questione.
Dal 2019, i tre Paesi hanno lavorato insieme sotto forma di una “troika” allargata per risolvere pacificamente la questione afgana. Per Mosca e Pechino, la presenza militare statunitense in Afghanistan era un’arma a doppio taglio: non rappresentava solo una minaccia geografica, ma poteva anche contenere efficacemente le forze radicali islamiche della zona.
Sia la Cina che la Russia speravano che, dopo aver raggiunto un accordo di pace sostenibile con le parti interessate in Afghanistan, le forze armate statunitensi si ritirassero dall’Afghanistan in modo ordinato, in modo da impedire che l’Afghanistan divenisse di nuovo un “santuario” per i terroristi.
Tuttavia, la rapida sconfitta statunitense in Afghanistan, senza accordi e/o compromessi, è stata inaspettata da Pechino e Mosca, specie quando l’11 maggio le forze armate statunitensi hanno evacuato l’aeroporto di Kandahar senza avvisare il governo afgano, ecc.
Cina e Russia non hanno altra scelta che affrontare un Afghanistan il cui avvenire politico è dubbio. Tuttavia le due superpotenze hanno atteggiamenti completamente diversi nei confronti della questione afgana: la prima è più attiva nel contattare tutte le parti all’interno e all’esterno dell’Afghanistan.
L’11 maggio, alla seconda Riunione dei cinque ministri degli Esteri dell’Asia centrale Cina tenutasi a Xi’an, il consigliere di Stato cinese e ministro degli Affari esteri, Wang Yi, aveva avvertito che «le truppe straniere dovrebbero ritirarsi dall’Afghanistan in modo ordinato e responsabile per prevenire azioni affrettate contro l’Afghanistan». Pochi giorni dopo, il ministro degli Esteri cinese ha comunicato al ministro degli Esteri afgano che la Cina è «disposta ad ospitare i colloqui interni dell’Afghanistan e ad aiutare i suoi sforzi contro il terrorismo». A metà luglio, durante la riunione dei ministri degli esteri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai a Dušanbe, Wang Yi ha ribadito questa proposta.
È stato in tale contesto che Wang Yi ha effettuato una visita ufficiale in Tagikistan il 14 luglio e poi ha partecipato alla riunione dei ministri degli esteri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai in quella città e ha incontrato il ministro degli esteri russo Lavrov a Taškent il giorno successivo. Inoltre, il 16 luglio, il presidente cinese Xi Jinping ha avuto una conversazione telefonica con l’allora presidente afgano Ashraf Ghan. Xi Jinping ha esortato «il dialogo politico guidato e di proprietà afgana per promuovere la riconciliazione nazionale e i processi di pace». Ha anche promesso di fornire maggiore assistenza all’Afghanistan nella lotta contro il Covid-19 e ha sperato che la parte afgana fornisse maggiore protezione ai cittadini e alle organizzazioni cinesi in Afghanistan.
Dieci giorni dopo che le forze statunitensi si erano improvvisamente ritirate dalla base aeronautica di Bagram (6 luglio), ossia quando Xi Jinping e Ghani erano in trattativa, gli Stati Uniti d’America avevano annunciato che la nuova scadenza per il ritiro degli Stati Uniti era il 31 agosto, il che ha causato il collasso dell’esercito afgano in tutto il Paese da fine luglio.
Il 28 luglio, incontrando il leader politico talebano Abdul Ghani Baradar a Tianjin, Wang Yi ha dichiarato: «L’improvviso ritiro delle truppe degli Stati Uniti e della NATO dall’Afghanistan segna il fallimento della politica statunitense in Afghanistan. Il popolo afgano si trova ora di fronte a un’importante opportunità per stabilizzare e sviluppare il loro Paese».
Baradar spera che la Cina partecipi maggiormente al processo di ricostruzione della pace in Afghanistan e svolga un ruolo maggiore nella ricostruzione e nello sviluppo economico del Paese. Wang Yi ha affermato che i talebani dovrebbero tracciare una linea chiara con le organizzazioni terroristiche come l’ISIS. In risposta, Baradar ha promesso che i talebani afgani «non permetteranno assolutamente a nessuna forza di fare qualcosa di dannoso per la Cina sul territorio dell’Afghanistan».
Baradar non è il primo a visitare la Cina. Prima dell’11 settembre 2001, i talebani avevano contatti con la Cina, ma dopo i tragici eventi la Cina ha sostenuto l’Alleanza del Nord afgana e il predetto contatto con i talebani è stato interrotto per diversi anni. Nonostante ciò, la Cina non ha mai classificato i talebani come un’organizzazione terroristica.
La diplomazia attiva della Cina verso l’Afghanistan ha due ragioni principali: in primo luogo, problemi di sicurezza, in particolare i confini occidentali della Cina; oltre ad interessi economici, perché tutti i vicini dell’Afghanistan sono Paesi legati all’iniziativa della Via della Seta.
Nel funzionamento effettivo, la sicurezza e l’economia sono correlate ed entrambe sono indispensabili. Il 14 luglio, il bus navetta per pendolari del Dasu Hydropower Project nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nord-ovest del Pakistan, è stato attaccato dal terrorismo. L’attacco a provocato tredici morti, di cui nove cittadini cinesi. La stazione idroelettrica di Dasu fa parte della costruzione del corridoio economico Cina-Pakistan.
Inoltre, in quanto Paese confinante con l’Afghanistan, la Cina ha un confine lungo 92 chilometri all’estremità orientale della valle del Wakhan, lunga 300 chilometri, che è collegata a questo Paese devastato dalla guerra. Secondo i rapporti, la Cina ha fornito circa 70 milioni di dollari in assistenza militare all’Afghanistan tra il 2016 e il 2018 e ha aiutato l’esercito afgano a creare una brigata di montagna dedicata alla lotta al terrorismo nel corridoio del Wakhan.
Inoltre, durante i vent’anni in cui gli Stati Uniti d’America hanno occupato l’Afghanistan, gli investimenti della Cina in quel Paese hanno incluso milioni e milioni di dollari in assistenza economica, inclusi vari progetti come scuole, ospedali, appartamenti e assistenza alimentare, e hanno formato migliaia di afgani in Cina e Afghanistan fra studenti e tecnici.
Dal 2017, Cina, Afghanistan e Pakistan hanno discusso della possibilità di estendere il corridoio economico Cina-Pakistan all’Afghanistan. Però, alcuni grandi progetti economici, come il contratto per la miniera di rame Anyak del 2008 da quattro miliardi di dollari e il contratto per lo sviluppo congiunto del giacimento di petrolio e gas Amu Darya Basin del 2011 sono stati sospesi a causa di problemi di sicurezza.
A differenza della Cina, la Russia considera i talebani un’organizzazione terroristica dal febbraio 2003, ma ciò non ha impedito alla Russia di avere contatti con essi. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha sottolineato il 13 agosto: «Siamo in dialogo con tutte le importanti forze politiche in Afghanistan, inclusi il governo afgano e i talebani, i rappresentanti di uzbeki e tagiki e altri».
In effetti, i rappresentanti dei talebani hanno visitato Mosca già nel novembre 2018 per partecipare alla Conferenza di pace ospitata dalla Russia. Hanno anche tenuto due incontri nel 2021 (18 marzo e 8 luglio) per partecipare a consultazioni tripartite, la piattaforma di dialogo preferita dalla Russia. Due giorni prima che i talebani prendessero il controllo di Kabul, Lavrov prevedeva un meccanismo di consultazione tripartito ampliato per includere l’Iran e l’India oltre al Pakistan. Al di fuori dell’Afghanistan, la Russia ha investito molte risorse in Asia centrale e ha una notevole influenza nel campo della sicurezza (Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva).
Essendo Paesi importanti, molti problemi globali sono legati alle relazioni fra Cina e Russia. I Paesi occidentali, a mo’ di colonie guidate dagli Stati Uniti d’America, hanno preferito avere martelli nelle mani e chiodi negli occhi. Cina e Russia non hanno seguito il modello occidentale, ma hanno percorso le loro strade distinte. Questa è una speranza per quei Paesi che sono stati devastati dall’interferenza degli Stati Uniti d’America (ex Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Paesi africani, ecc.), ed è anche un auspicio per l’ordine mondiale westfaliano sconvolto dagli Stati Uniti d’America dopo le Torri Gemelle.
Lo sviluppo e il progresso della civiltà umana non possono avere un solo percorso, né dovrebbe esserci un solo modello. Dice un detto cinese: «Chi è adatto a se stesso ma dimentica gli altri è abbandonato dalle persone; chi rinnega se stesso e si rialza è ammirato da tutti».

Giancarlo Elia Valori