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La Mediobanca delle PMI e i settori più a rischio

Se si parla di una nuova “Mediobanca” per le Piccole e Medie Imprese, come abbiamo già fatto recentemente, allora bisogna vedere quali siano, oggi, i settori dove è più necessario operare concretamente, per salvare il salvabile aziendale italiano dalla pandemia da Covid-19 e dal crollo, eventuale ma non escluso, del sistema produttivo italiano.

Secondo l’OCSE, peraltro, l’Italia avrà un calo del Pil del 25%, per il solo periodo del lockdown.

I settori più devastati dalla chiusura e dalla crisi pandemica sono il commercio, sia al dettaglio che all’ingrosso, gli alloggi in vendita o in affitto, la ristorazione, poi il turismo e tutti quei servizi professionali e personali che richiedono, inevitabilmente, la presenza personale e diretta del cliente.

Peraltro, oggi, sempre secondo l’OCSE, tutti questi settori già gravemente danneggiati hanno, ormai, un fatturato maggiore di quello, perfino, della nostra industria.

Si tratta quindi di settori con milioni di lavoratori, tra i dipendenti ufficiali e la vasta massa del “nero”, e sono settori, inevitabilmente, labour intensive.

Le aree commerciali e produttive suddette sono molto diverse tra di loro, sia come tipologia di contratto che come distribuzione economica e demografica.

Sono settori in cui opera peraltro la quota maggiore di giovani, con il 28,8% dei dipendenti tra i 15 e i 34 anni contro il 14,1% di quelli tra i 35 e i 64 anni.

I servizi, dove è ovviamente massima la quota del turismo e del commercio, occupano l’84,7% delle donne più giovani e l’83,4% di quelle dai 35 anni in su.

Il settore turistico, secondo le nostre associazioni nazionali di settore, perderà tra il 50 e il 70% del suo fatturato, anche rispetto all’anno passato.

Poi c’è la questione annosa del lavoro a tempo determinato, con il 36,8% che, in questo settore, ha un contratto a tempo, mentre solo il 17,1% passa al contratto a tempo indeterminato. Il tasso di contratti temporanei è, peraltro, molto aumentato in questo settore, molto di più in questo mercato turistico che in tutti gli altri, nell’ambito dei servizi.

Per quel che riguarda il turismo, inoltre, esso rappresentava, prima della pandemia, addirittura il 12%-13,2% del Pil, con un giro di affari di oltre 146 miliardi.

Le cifre attuali di Assoturismo parlano di un crollo di 260 milioni di presenze turistiche, ma occorrerà comunque un piano di investimenti specifico per questo settore.

Gli stranieri, finora, spendevano, i dati sono quelli dell’ultimo anno senza pandemia, ben 45 miliardi di euro, tra alberghi e servizi di accoglienza.

Un terzo di questo totale dipende dai viaggiatori extra-europei, e quindi spariranno sicuramente almeno15 miliardi di Euro.

I dati della IATA, inoltre, ci dicono che il traffico dei passeggeri è calato del 54% nella sola settimana dal 9 al 15 marzo, il che ci farà prevedere facilmente una perdita di oltre 100 milioni di passeggeri nel primo trimestre 2020, il che ci

porta ancora a un -185 milioni di viaggiatori nei nostri aeroporti, con un ulteriore -120 milioni di viaggiatori internazionali. Insomma, un crollo, speriamo non definitivo, di oltre il 90% dei viaggiatori in Italia.

Se mettiamo poi nel conto la stagionalità, il 50% delle presenze turistiche si concentra solamente nei mesi estivi, quindi avremo quindi un -45% sul livello annuale e perfino un -51% sull’alta stagione, ma gli stranieri mancheranno anche al -74%, nel periodo estivo.

C’è chi ipotizza inoltre un calo del turismo del 92%, addirittura, soprattutto nel 2020 e, se tutti i turisti italiani andassero in Italia, non ci sarebbe mai, è impossibile, un rientro di presenze tale da compensare la carenza di turisti esteri.

Siamo, quindi a un grande punto di non-ritorno. Per il gruppo Thrends, si prevede una perdita complessiva di presenze che va dai 126 ai 153 milioni di turisti.

Se avessimo poi un lockdown fino al 15 maggio o poco oltre, le cancellazioni sarebbero circa il 60% per le destinazioni mare, ma anche il 58% per quelle del tipo “città d’arte”.

Non dimentichiamo nemmeno la tassa di soggiorno, che farebbe perdere ai Comuni almeno 375 milioni di euro. E non sono le previsioni più nere.

Per tutte le centrali di analisi dei dati commerciali, il 2020 è, di fatto, sostanzialmente perduto.

In tutto il mondo, ci sarebbe poi una caduta verticale del turismo almeno del 30%, pari a 300-450 miliardi di perdite

globali, che sono equivalenti a ben sette anni di crescita standard e mondiale dell’intero comparto.

Allora, stante i fatti, così come li abbiamo rapidamente delineati, cosa fare allora, se ci si ripromette di creare una Mediobanca per le Piccole e Medie Imprese, che sono oltre il 90% del nostro tessuto imprenditoriale e che sono, comunque, soprattutto oggi, molto fragili, deboli, sempre sotto smacco per la pandemia da coronavirus?

La Cassa Depositi e Prestiti (ne riparleremo) propone oggi dei plafond di liquidità per i beni strumentali, gli eventi calamitosi, poi la più generale piattaforma imprese.

La BEI, Banca Europea per gli Investimenti, opera soprattutto con il FEI, Fondo Europeo per gli Investimenti, che investe soprattutto in capitali di rischio, strumenti di equity e i tradizionali strumenti di debito d’impresa.

La panoplia è ancora oggi quella tradizionale: prestiti bancari, copertura di garanzie, interventi di venture capital equity.

Poi, certo, anche un business plan, poi l’analisi SWAT, che studia i punti di forza o di debolezza dell’impresa in oggetto, e ancora le opportunità e le minacce possibili.

Poi si costruisce, sempre per la banca, l’Albero dei Problemi, o ancora l’Albero degli Obiettivi, poi ancora la Strategia Generale, con l’analisi attenta dei competitor, quella della probabile e futura quota di mercato, del prezzo, poi ancora la distribuzione, e infine il marketing e la distribuzione. Tutto bene, certo, ma siamo fuori dal mondo reale.

Quanti proprietari, o i maggiori azionisti, o i leader attuali delle PMI sono capaci di fare oggi questi passi, credibili, presso le banche e le strutture UE e pubbliche per avere denaro?

Pochi, certamente, forse pochissimi. E’ qui, inizialmente, che deve operare la prima linea della nostra Mediobanca delle Piccole e Medie Imprese.

Si noti, però, che i prestiti a medio-lungo termine, sostanzialmente, sono finalizzati, dagli usi bancari attuali e dalle norme in vigore, alla copertura degli investimenti in capitale fisso, le famose “immobilizzazioni”. Errore.

Inoltre, richiedono il rilascio di solide garanzie, che sono sempre più stringenti quanto più il prestito è “lungo”.

A breve termine, lo sappiamo bene, i prestiti sono sempre o a) apertura di credito in conto corrente, b) lo smobilizzo crediti, (sconto effetti, anticipo s.b.f., anticipo fatture, factoring) c) anticipazioni su pegno, anche con il riporto, il “pronti contro termine”, il prestito titoli, e altre procedure.

Assicurazioni Generali ha peraltro già lanciato un Fondo (il Fondo Straordinario Internazionale) che sostiene il Fondo di Garanzia dello Stato, nato nella fase della pandemia da Covir-19.

Per i dati utilizzati, Generali stima che il fatturato delle nostre PMI 2020 si contrarrà in media del 20-60% in rapporto alle diverse aree geografiche e ai differenti settori.

Il 48% delle PMI italiane presenterà in futuro un EBITDA (Earnings before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) che è comunque il nostro “margine operativo lordo”, che è un buon

indicatore di profittabilità, che sarà negativo, ovvero corrispondente a un flusso di cassa negativo.

Il 23% delle PMI avrà una disponibilità di linee di credito che non sarà comunque sufficiente a compensare la riduzione dello stesso flusso di cassa.

Ma moltissime imprese riusciranno comunque a superare la crisi, se saranno adeguatamente sostenute. Non solo quelle up to date, modernissime e tecnologiche. Ce la faranno anche imprese, PMI, radicate nel territorio, tradizionali nel migliore senso del termine, efficienti e stabili, con il loro prodotto che, ormai, viaggia in tutti e cinque i Continenti.

Nel caso del turismo, asset inevitabile e essenziale della nostra economia, ormai siamo al tentativo, aggressivo, di acquisto fortemente ribassista di molti degli alberghi e delle strutture ricettive del nostro Paese.

“se vendi oggi ti diamo x milioni, se vendi tra un mese ti diamo due terzi, tra tre mesi la metà”. E’ questa l’offerta maliziosa che suona spesso in Romagna, ma anche in qualche città d’arte.

Certamente, ci saranno anche infiltrazioni mafiose ne settore, peraltro già accertate da tempo che, per una struttura alberghiera, ottima per il riciclaggio di denaro “nero”, sono ottimali.

L’usura è, oggi, in gran parte derivata dalle reti criminali, e soprattutto della ‘ndrangheta, che forniscono capitali a “operativi” criminali nel Centro-Nord, che non sono necessariamente affiliati, i quali sono sull’attenti, per penetrare

nei settori più utili e maggiormente adatti al riciclaggio: turismo e agricoltura, appunto.

Quindi, cosa fare praticamente? Creare rapidissimamente un nuovo sistema delle imprese, definendo subito, e correttamente, i settori prioritari del manifatturiero da mettere, sempre subito, di nuovo in pista, ma senza dimenticare la protezione sanitaria, ovviamente.

C’è poi la selezione e la organizzazione dei servizi, del terziario. Le due operazioni vanno, ovviamente, organizzate in simultanea.

E, è bene dirlo subito, mentre si rimette in attività una PMI bisogna anche selezionare, verificare, sistemare di nuovo i settori e le filiere.

Mai pensare che il ritorno al lavoro sia, sic et simpliciter, la sola fotografia di ieri.

Occorrerà, detto in altri termini, che l’Italia operi in questa fase di pandemia quella “distruzione creatrice” schumpeteriana che metta fuori mercato, pur con tutti i dovuti paracadute sociali, le aziende mature e più che mature. E’ proprio questo il momento di farlo.

Qualche idea, per iniziare. L’estensione, in primo luogo, un fatto giuridico, ma comunque foriero di grandi effetti pratici e soprattutto rapidi, della legge relativa ai requisiti patrimoniali (artt. 2446, 2467 del c.c.) e anche delle normative su Solvency II, che vale per le assicurazioni ma che non è estranea certamente al manifatturiero, per evidenti motivi di copertura rischi.

Il rischio calcolato in Solvency II riguarda, in particolare, il rischio azionario, quello immobiliare, il rischio di spread, ovviamente quello valutario e, infine, il rischio riguardante le concentrazioni del rischio di mercato. Si tratta di coprirlo, quando è il caso, subito e con finanziamenti ad hoc.

Le banche usano già, per le loro analisi di rischio, e anche spesso, questa griglia di valutazioni, ma sarà bene analizzarle anche da un punto di vista statuale e d’impresa.

La riforma razionale della normativa del nostro Codice Civile agli articoli suddetti, che riguarda la perdita del capitale, comunque avvenuta, per oltre un terzo, in presenza di perdite di esercizio, o per altri motivi, e allora si obbliga l’assemblea dei soci, a norma di legge, a rientrare rapidamente per il mancante, e se questo non accade, allora la società deve essere trasformata.

La ratio della Legge riguarda soprattutto la corrispondenza tra capitale nominale e capitale reale, e questo accade, nella norma, per “difendere” i terzi da una immagine fallace della società.

Già, ma il mondo è complesso e vario, oltre che molto mutevole, e quindi una caduta del capitale nominale può sempre esserci, come oggi con il Covid-19.

Ma si può risolvere il problema se e solo se sia possibile, come accade da tempo in Gran Bretagna, operare perfino e a tempo con un capitale negativo, se ciò comunque accada in presenza di un adeguato equilibrio finanziario.

Ovvero, l’equilibrio finanziario è la capacità di disporre, anche nel periodo di crisi, del capitale monetario necessario per far

fronte agli obblighi di pagamento, o anche per tutti gli altri impegni, con la liquidità generata dai realizzi o anche con nuovi finanziamenti, compresi anche quelli, per ora, programmati dal nostro Governo.

Le banche accetteranno? Se si, bene, altrimenti potrebbe anche esserci, autonomamente, la nostra soluzione, la Mediobanca delle PMI.

Si tratta poi di valutare le agevolazioni fiscali, serie e ben visibili, per gli investitori italiani e anche esteri, imitando in questo caso la normativa olandese e irlandese o, magari, facendo da soli, settore per settore, anche in alternativa alle norme UE che, come noto, hanno avuto applicazione rapsodica e, spesso, molto interessata.

E, in ogni caso, sono sospese. Tanto vale fare presto.

Per i capitali già programmati in uscita dal Governo, occorre però una procedura-ponte che eviti e superi le burocrazie, come è accaduto al Ponte Morandi, e anche come dovrebbe accadere ad ogni altra iniziativa pubblica o privata, per almeno i prossimi cinque anni.

Se ci mettiamo a lavorare con i cosiddetti “corpi intermedi”, che la crisi attuale ha identificato piuttosto come tumori, non si finisce più. E le nostre PMI andranno, quasi tutte, a ramengo.

Non si venga poi a raccontare, in questo caso, di una serie di “penetrazioni del capitale illecito”.

Certo che ci sono, ma ci sono comunque e c’erano prima, eccome se c’erano.

Quindi, non si tratta, in questo caso, di allungare ad infinitum il già pessimo brodo burocratico, ma di far lavorare, ma con la massima trasparenza, le aziende e le banche in rapporto con le Autorità Investigative, comunque e sempre caso per caso e area per area.

Tutto questo, tra finanziamenti detti e promessi e quelli, prossimi, della realtà, magari fossero anche pochi maledetti e subito, occorre farlo appunto subito, ma prima possibile, magari già ieri.

Aspettare i soldi della UE, o quelli di qualche salvatore, che si crede sempre gratuito, è un costo monumentale e ormai impossibile da sostenere, ogni giorno che passa. Spero Promitto e Iuro reggono (solo) l’infinito futuro.

Come dicono i toscani, si mangia tutti i giorni. E quindi occorrerà che il Governo, proprio con normative ad hoc ma abbastanza “lunghe”, contrarre duramente i poteri dei “corpi intermedi” che avranno tutto l’interesse, doloso o colposo, di creare problemi alle imprese. Si doveva già fare due mesi fa.

O, magari, si tortura la PMI perché c’è qualche “pregresso”, o perché si vuole incamerare subito, ma solo per le banche, il finanziamento pubblico per poi evitare la crisi dell’impresa, o per mille altre ragioni.

I soldi devono quindi essere dati subito, ovvero immediatamente, sia alle imprese che alle famiglie, o tramite organi di Stato (come l’INPS, magari meglio organizzata) o tramite, perfino, le Forze dell’Ordine.

Le banche devono quindi rimanere semplici esecutrici. E se la Legge Bancaria lo proibisce, non importa.

Qui siamo in stato di necessità, economico e tra poco anche politico, quindi sarà bene che il Sovrano, se c’è, interrompa lo Stato Normale dell’ordinamento e comandi, come diceva Carl Schmitt, in uno stato di eccezione, per dimostrare chi è il vero sovrano.

Occorrerà anche immaginare, e soprattutto fare, un nuovo “veicolo”, soprattutto pubblico.

Il veicolo è, come sanno bene i finanzieri, una società creata per portare a termine un solo compito speciale, quindi si tratta sempre di uno special purpose vehicle.

Il lavoro del “veicolo” è semplice, se lo descriviamo in soldoni: si tratta di trasferire una massa di crediti, coperti da vari tipi di garanzie, di tutti i generi, peraltro, dalle istituzioni (banche, finanziarie, Stato, altro) ad una vasta comunità di normali investitori, retail business.

Quindi, in entrata il veicolo riceve la massa, spesso eterogenea, dei crediti, ma in uscita lo stesso vehicle emette buone obbligazioni strutturate, quindi contratti con derivati di acquisto o vendita, soprattutto per mezzo di altri strumenti finanziari.

La nostra Mediobanca delle PMI dovrebbe poter fare anche questo.

Fondo per il Rilancio dell’Italia? E’ un nome che un amico mi ha suggerito, e andrebbe, in questo caso, benissimo.

Potrebbe anche essere un più semplice Fondo di Investimento.

Qui si tratta soprattutto e in primis di sostenere, a breve e a medio termine, delle acquisizioni o anche altri strumenti di intervento finanziario nelle imprese.

Possibilmente, e anzi certamente, senza però utilizzare strumenti similari già presenti nel sistema finanziario italiano. Evito di citare, ma tutti i lettori esperti sapranno di cosa parlo.

Qui, saranno in gioco soprattutto investimenti in capitale di rischio, per il quale la nostra nuovissima Mediobanca per le PMI dovrà, anche, sostenere le analisi di mercato, finanziarie e altro, dal punto di vista teorico e di diffusione agli intermediari finanziari.

Non è poi detto che le remunerazioni degli investimenti del Veicolo o Fondo possano essere, almeno all’inizio, “di mercato”, magari qualche volta questo accadrà, ma qui, oggi, si tratta di rimettere in pista il mercato vero e proprio, ovvero le aziende, non una sua parte.

Magari, all’inizio, molte PMI saranno pure in perdita, ma il vero banchiere sa guardare l’essenza delle cose, non i cicli a brevissimo degli investimenti finanziari.

In una prima fase, ma proprio per questa sua natura di veicolo di sostegno, certo senza favori o strumenti economici a spese del contribuente, il Veicolo-Fondo dovrebbe essere pubblico al 100%, è oggi certamente improbabile vedere un investitore che, all’inizio dell’operazione, ci mette subito un po’ di soldi. Meglio fare un volano, di vecchia tradizione keynesiana, per

poi, come diceva Raffaele Mattioli per l’IRI, “con dieci lire del privato metterne una del pubblico”.

Ma qui occorre anticipare ben più di una sola lira.

Non sappiamo se, con un probabile risultato di 3 miliardi di raccolta, quale sarà il moltiplicatore.

Tre volte? Probabile. Io propenderei, vista la situazione delle banche, che ha molto a che fare con quelle degli istituti finanziari del ’30 del XX secolo, che cadevano se facevano cadere le loro imprese indebitate, che oggi si potrebbe calcolare ragionevolmente un moltiplicatore a 4.

Regole, certo, ma salvo casi particolari: soprattutto non rompere le scatole agli imprenditori attuali, poi un sostegno primario alle imprese ritenute essenziali nei Piani di Sviluppo, infine garantire la continuità aziendale, quando possibile ma quasi sempre, poi ancora sostenere gli investimenti.

Bene. E’ quasi tutto qui. E sarà comunque essenziale, quando sarà ragionevolmente possibile, mantenere l’occupazione e sostenere il mercato interno.

Dopo una geo-economia per certi aspetti folle, in cui abbiamo ricostruito, noi occidentali, gli assetti industriali di nazioni che non avevano nemmeno l’idea di un sistema d’impresa moderno, ora dobbiamo, semplicemente, quando l’export calerà in modo strutturale e poliennale, ricreare, ricreare appunto, il mercato interno. Con forza.

Il tutto va fatto, ripeto, subito, e per davvero.

Altrimenti si perdono, per esempio, i finanziamenti SACE, soprattutto per tutta quella vastissima area di PMI italiane che lavora, da sempre, con l’esportazione.

Ricapitalizzare subito per permettere, soprattutto, alle aziende di ritornare nella pace, spesso eterna, delle banche.

Niente vieta, poi, che si possa o talvolta si debba puntare a fusioni, aggregazioni, associazioni, tali da permettere alle nostre PMI di rientrare, senza debolezze, nel mercato-mondo.

Chi mette i soldi inevitabili dello Stato? Inizialmente, ritengo debba essere il MES, magari di concerto con il MISE, senza però pensare, in questa fase, al problema degli “aiuti di Stato” ricordati fino alla noia dalla UE.

Aspettino, in UE, come hanno aspettato altri Paesi, che facevano lo stesso con le loro banche.

Naturalmente, il Fondo-Veicolo potrà vendere in seguito le partecipazioni acquisite, dopo che, con una sua autonoma valutazione, avrà sancito l’autonomia economica, finanziaria, amministrativa dell’impresa “salvata”.

Ci può essere anche uno spazio per la Cassa Depositi e Prestiti. Alla CDP potrebbe essere chiesto anche di intervenire nel nostro Veicolo-Fondo.

Alla Cassa potrebbe essere chiesto, in sintonia con il nostro Veicolo-Fondo, di investire nelle infrastrutture, una delle vocazioni storiche del gruppo CDP, che ha risorse professionali di notevole qualità.

Qualche dirigente dell’IMI, per esempio, o di qualche banca ex-BIN, che potrebbero avere larghissima autonomia, al fine di ridurre al minimo i tempi di istruttoria finanziaria, inevitabile; ma è anche possibile che un consorzio tra Veicolo-Fondo, che si può costituire molto rapidamente, con la CDP e con altri, che possano iniziare, qui ormai le ore contano, a fare il proprio mestiere, ovvero salvare, quanto più possibile, le nostre PMI.

Giancarlo Elia Valori