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La dottrina strategica attuale della Polonia

Il 12 maggio 2020, il governo polacco ha licenziato il proprio “Documento di Strategia e Sicurezza Nazionale” un testo che era stato proposto alla Presidenza della Repubblica dal Primo Ministro, Mateusz Morawiecki.
Esso comprende in modo approfondito tutti i campi della Difesa e della Strategia che, anticamente, si definiva “globale”, laddove si parla di economia, il sistema tecnologico di difesa, la “guerra ibrida” e convenzionale, il rapporto di Varsavia con gli alleati NATO, ONU, OSCE, ed altri, oltre alla cybersecurity e alla strategia di sicurezza delle reti finanziarie, imprenditoriali, commerciali della Polonia in un mondo che, come dice il Documento stesso, è globalizzato, ma sta rivelando “linee di faglia” e differenziazioni che saranno sempre più rilevanti in futuro.
Altro che i “libri bianchi” della nostra Difesa, che sembrano, o forse lo sono anche, scritti da un “assegnista di ricerca” di qualche università periferica.
In altri termini, con questo documento la Polonia specifica e analizza, a livelli di approfondimento insoliti per un Paese europeo di non antichissima uscita dal “Patto di Varsavia”, proprio la capitale polacca, il suo specifico e complesso “interesse nazionale”.
Non basta invocarlo, l’interesse nazionale, bisogna anche conoscerlo nel dettaglio.
Il primo punto, insieme alla fedeltà all’assetto di Visegrad e alla “Alleanza dei Tre Mari”, è il rapporto stretto con gli Usa.
Il Trimarium, per chiarire meglio, è l’alleanza dei ben dodici Paesi, malgrado il nome semplificatorio, che va dalla Slovenia, dalla Croazia, poi i membri del gruppo suaccennato di Visegrad ampliato (Polonia in primis, promotrice, guarda caso, dell’accordo, poi ancora Estonia, Lettonia, Lituania, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Austria, Romania e Bulgaria).
Il Trimarium nasce, molto semplicemente, per separare fisicamente e politicamente la Germania dalla Federazione Russa.
L’idea del sistema Trimarium, che nasce per la creazione e lo sviluppo delle infrastrutture, è quella di rimanere, piuttosto ipocritamente, come peraltro si rivede anche nelle dichiarazioni attali della Repubblica Ceca, nel solo ambito modestamente infrastrutturale, senza, beato chi ci crede, implicazioni geopolitiche.
L’idea del Trimarium ripete quindi, in contesti diversi, l’idea del maresciallo Pilsudski, nel 1920, il quale pensava che si dovesse costruire una cintura di Paesi tale da separare fisicamente e militarmente la Russia dalla Germania, che è sempre porro unum et necessarium di ogni strategia di Mosca ad ovest, sia Mosca sovietica o indossi altre vesti.
Dall’altra parte, vi è l’idea ormai stabile degli Usa, da Kissinger, poi soprattutto fino a Brzezinsky, segretario di Stato, ma polacco di origine, che teorizza la inevitabile separazione tra Landmass eurasiatico e penisola europea, a pena dell’innesco di un terzo conflitto mondiale. Se gli Usa non separano la Russia dalla penisola eurasiatica, per gli Stati Uniti rimane uno scarso margine di movimento nella geopolitica contemporanea. Verissimo.
Il Trimarium era, nelle idee del maresciallo Pilsudski, una separazione inevitabile tra due Paesi “litigiosi”.
Peraltro, i Paesi del Trimarium non hanno nemmeno infastidito più che tanto l’UE, ma sono ricorsi unicamente alle consuete procedure di “cooperazione rafforzata”, senza troppe noie da dare in un sistema, come quello della UE, che pensa solo all’economia, senza nemmeno riuscirci bene e, come accade sempre in questi casi, fallisce proprio laddove concentra i suoi massimi sforzi.
Alcuni membri del Trimarium hanno siglato con Kiev, inoltre, accordi bilaterali e autonomi per la difesa dell’Ucraina e del proprio territorio, ma questo accade ancora e soprattutto con la Polonia, che addestra molte delle forze ucraine, innerva i servizi segreti di Kiev, gestisce direttamente anche postazioni strategiche di Kiev.
L’emigrazione ucraina in Polonia è dell’ordine di milioni di persone, peraltro. Il che crea rapporti politici e economici particolari e stabili.
Tra pensioni, famiglie riunite, scuole da frequentare per i bambini ucraini, scambi economici tali, ormai, da fare da contraltare con il ciclo economico, quasi unicamente energetico, tra Mosca e Kiev.
Varsavia, a parte le sue operazioni coperte in Ucraina e altrove, vuole comuqnue il perseguimento ulteriore della politica di “porte aperte” per l’Ucraina verso la NATO; e sostiene l’arrivo a livelli NATO delle FF.AA. ucraine entro il 2020. Dichiarato ma non ancora verificato, comunque.
Il problema è che il Trimarium è un progetto che contiene la Federazione Russa, in espansione plurisecolare verso l’Europa e i “mari caldi” mediterranei ma anche, soprattutto sul piano infrastrutturale, la Germania e quindi, direttamente, l’UE.
Dopo, comunque, il rapporto specialissimo con gli Usa, arrivato fino a voler intitolare una postazione militare statunitense in Polonia Camp Trump, che è stato richiesto nel 2019 alla amministrazione presidenziale statunitense.
Prima Washington e poi Bruxelles, su questo, a Varsavia, non si transige. E a buon diritto.
Il “Campo Trump” comunque non ci sarà, ma intanto 1000 soldati Usa, in rotazione con la Germania, saranno presenti in Polonia per organizzare le reti autonome di droni contro l’area post-sovietica.
I polacchi hanno offerto agli Usa, comunque, un futuro Fort Trump per 4500 soldati, pagando da soli circa 2 milioni di usd.
Dal Trimarium, si sono comunque parzialmente separati, visto che, secondo i documenti ufficiali, non si parlava di sicurezza, i “Nove di Bucarest” (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Cechia, Romania, Slovacchia, Ungheria) e altre possibili e future unificazioni ad rationem.
Il Trimarium, sempre in mano strategica polacca, vale 105 milioni di persone e un pil unitario da 2,8 trilioni di euro.
I Quattro di Visegrad (Polonia, Cechia, Ungheria, Slovacchia) hanno già un Pil maggiore di quello della Francia.
Il mercato polacco attuale è comunque maggiore di quello di tutta la Federazione Russa.
Se si ragiona solo di economia, come sono abituati a fare alla UE, il problema strategico e geo-economico del Trimarium è già colossale, e occorre ringraziare la astuzia dei leader dei Paesi componenti, soprattutto per aver evitato il rumore derivante da un accordo strategico esplicito e palesemente antirusso o, magari indirettamente, extra- o contro-tedesco.
Certo, tutto questo compone un corpo strategico, o comunque geopolitico, estraneo alla linea dell’Unione Europea.
Quindi, alleanza stabile e forte, più stabile e forte di quella che oggi mantengono con gli Usa i Paesi europei più importanti, proprio con gli Stati Uniti d’America, è questa la stella polare della Polonia attuale.
L’altro pilastro è la stretta collaborazione tra Varsavia e i Paesi dell’Europa Centrale, dai suddetti “Nove di Bucarest” al “Triangolo di Weimar”, Polonia Germania e Francia, nato nel 1991 e poi riunitosi annualmente tra i tre Capi di Stato.
Per i polacchi, il “Triangolo” è stata finora una delusione.
Nel 2003, la Francia e la Germania non riuscirono a far fare opposizione, alla Polonia, contro l’invasione Usa dell’Iraq. Era il loro interesse, non quello di Varsavia.
Il Triangolo fallì anche nel 2005, quando l’UE e la Russia si misero d’accordo per la costruzione del gasdotto NordStream, che aggirava la Polonia, e ciò accadde anche nella guerra tra Georgia e Russia del 2008, quando il presidente polacco e quello francese fecero a gara tra di loro per arrivare per primi a Tbilisi.
La rottura vera e definitiva del Triangolo avvenne quando Lech Kaczynsky, allora presidente a Varsavia, annullò un summit del Triangolo, perché era stato offeso da una vignetta su di lui, pubblicata su un giornale tedesco.
La Polonia, tra le righe ma anche molto chiaramente, in questo documento strategico vuole consolidare direttamente la sovranità della Moldavia, della Georgia, dell’Ucraina, ovviamente, ma anche, sempre tra le righe, quella del Nagorno-Karabakh.
La Federazione Russa è sempre il principale pericolo per la Polonia, ma ciò è del tutto esplicito nel documento, mentre si fa anche notare che Mosca aumenta, oltre il normale livello la presenza, sia le truppe convenzionali, ma soprattutto le strutture, organizzazioni, reti che operano secondo le regole della guerra ibrida ideata forse del gen. Gerasimov; oltre che dalla lunga e sapiente catena di esperti russi in questo particolare modello, onnipervasivo e “senza limiti”, come i paralleli sistemi cinesi, di guerra sempre senza limiti ma, soprattutto, “senza tempo finale”.
Per la NATO, d’altra parte, le operazioni ibride nemiche si contrastano solo a partire dalla singola nazione colpita, una sorta di sospensione dell’art. 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord, ma comunque le reazioni collettive contro le minacce ibride sono solo all’interno dei progetti classici di difesa collettiva.
L’Alleanza Atlantica ha poi creato, nel 2018, quindi troppo tardi, dei counter hybrid support support teams, che danno sostegno selettivo agli Alleati, a richiesta, per “prepararli” contro le minacce ibride.
Per la NATO, le minacce ibride sono tutte in ambito di “guerra psicologica” e di propaganda. Magari fosse solo così.
Esattamente quello che non c’entra del tutto con le operazioni previste dalla Dottrina Gerasimov (che in effetti è nata all’inizio nella mente di Yevgeny Primakov, uomo del KGB come Putin ma, soprattutto, un grande esperto di Medio Oriente) e comunque la dottrina russa attuale della guerra ibrida si avvale di alcuni principi-base:
La ricerca, anche con lo scontro multiplo e simultaneo, di un mondo multipolare, con la “raccolta” sotto Mosca di tante potenze intermedie, tali che possano bloccare le tentazioni unipolari degli Usa,
La Russia deve integrare tutto lo spazio post-sovietico sotto il suo potere; e gestire l’integrazione nuova, nel suo vecchio spazio da Patto di Varsavia e, probabilmente, oltre. La Serbia, per esempio, l’Albania, la Croazia, la Grecia, Cipro, forse perfino parti del Meridione d’Italia e, certamente, la Libia costiera e una parte del Sinai, per esempio. E’ ancora tutto in mente Dei, ma c’è.
Da ciò deriva l’opposizione feroce della Russia contro ogni tentativo di espansione/stabilizzazione della NATO. Ecco la vera questione che hanno in mente oggi gli strateghi di Varsavia.
La Russia opera, per gli analisti polacchi e i loro decisori, tramite soprattutto l’area di Kaliningrad-Koenigsberg, la vecchia città di Immanuel Kant, e soprattutto con i sistemi di Mosca Anti-Access/Area Denial, che è un sistema difensivo, inventato peraltro proprio dagli Usa, che utilizza strati difensivi di vario genere per proteggere la dimensione terrestre, aerea e marittima della Difesa, in modo da bloccare comunque l’avanzamento delle truppe nemiche.
Il che non esclude affatto, come nella guerra ibrida di tradizione post-sovietica, l’utilizzo di proxies, terroristi, gruppi paramilitari, perfino organizzazioni criminali.
Ma questo, nei testi NATO, non c’è scritto. Il Puritanesimo fa brutti scherzi.
Una strategia che gli Usa avevano costruito, fin dal 2001, avendo come obiettivo soprattutto la Cina.
Il Documento polacco parla anche, e diffusamente, delle minacce informatiche e alla potenza straordinaria, ormai, del soft power russo in tutto il sistema orientale che, come abbiamo visto, la Polonia vuole egemonizzare, da sola o con alleati marginali, con una rinnovata “dottrina Pilsudski”.
Ciò porterà grossi problemi anche a una decerebrata e fatua strategia globale europea.
L’idea centrale, nel documento di Varsavia, è, o meglio sarebbe, una ottima idea anche per l’Italia: un coordinamento della sicurezza nazionale con tutti gli altri sistemi di sicurezza già esistenti, pubblici o privati, il che sarebbe comunque un meccanismo legato al Consiglio dei Ministri e con il coinvolgimento diretto dei Presidenti della Camera dei Deputati (Sejm) e del Senato.
C’è, nel documento polacco, una ottima analisi delle procedure generali, che dovremmo studiare anche noi, di trasformazione, comunque la più rapida e indolore possibile, tra economia e organizzazione sociale di pace e di guerra, con meccanismi certi e, soprattutto, rapidi e invisibili.
Uno stimolo ottimale, ma siamo certi che, qui in Italia, non se ne farà di nulla.
Noi ci abbeveriamo alle fonti del Lete, oppure crediamo che, in un contesto strategico come quello attuale, arriverà sempre un “cavaliere bianco” a salvarci, magari senza chiederci nulla in cambio. Quos Deus perdere vult, dementat.
Sulle Forze Armate polacche, il documento parla di raggiungere presto il 2,25% del Pil per le spese militari.
Si prepara, anche per le truppe polacche, ma per le nostre no, l’addestramento a uno scenario “multi-dominio”, dove la negazione di un dominio d’uso per l’avversario, civile o militare che sia, ha comunque effetti a cascata sugli altri domini.
Si pensi all’integrazione possibile, come azione avversa, dell’e-commerce con la telefonia, il GPS, la navigazione stradale o aerea commerciale.
Da ciò deriva la definizione della guerra del futuro come whole of government approach, mentre la MDO, la strategia multi-dominio, è la serie di operazioni che si innescano contro un avversario flessibile e con numerose opzioni in contemporanea.
Le azioni MDO sono sempre sincronizzate tra i vari livelli, creano sempre dilemmi strategici per l’avversario, operano contemporaneamente in domini differenti e, spesso, non direttamente correlati tra di loro.
Siamo già oltre il vecchio network-centric warfare e, quindi, il Documento di cui parliamo porterà Varsavia a costituire un sistema satellitare integrato, una rete di veicoli aerei in condizioni di operare in Rete e in simultanea, una ulteriore rete missilistica antiaerea e anticarro, soprattutto a lungo raggio. Tutte, ovviamente, interconnesse tra di loro.
I polacchi avranno, inoltre, la loro Cyber Defence Force, integrata nella rete suddetta e interna ai Servizi.
Le minacce interne alla Polonia? Per il documento, in primis c’è l’immigrazione, di cui a Varsavia si pesano anche i riflessi strategici, non solo quelli che riguardano il cuore sanguinante delle signore dei salotti borghesi.
La tematica era già stata sottolineata, negli stessi termini, nel Documento del 2014.
Poi, c’è la protezione dell’identità polacca e dell’eredità nazionale.
La Polonia beneficerà in futuro di ben 63 miliardi di euro, nell’ambito del Piano Von der Leyen da 750 miliardi totali, e comunque la attenta gestione dei bilanci pubblici di Varsavia rende oggi la Polonia un alleato sicuro e stabile per la UE, in netta concorrenza con Italia, Grecia, tra poco Francia, e Spagna.

Giancarlo Elia Valori