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Bollywood supera Hollywood

Sebbene non copra tutti i film del Paese, pur essendo il più grande centro di produzione cinematografica dell’India, Bollywood ha dato un contributo eccezionale all’affermazione di questo Paese fra le potenze cinematografiche mondiali. In una certa misura, la storia di Bollywood è anche la storia del cinema indiano.
Bollywood significa “cinema hindi”. Gli indiani hanno sostituito la lettera “H” di “Hollywood” con l’iniziale “B” secondo la scrittura colonialistica britannica di Bombay (dal 1995 Mumbay), la capitale del cinema del loro Paese, e da allora il termine “Bollywood” è arcinoto.
Dadasaheb Phalke, il padre del cinema indiano, realizzò il primo lungometraggio indiano Raja Harishchandra nel 1913. Nonostante fosse un film muto, fu un successo commerciale. Dadasaheb non era solo un produttore, ma anche regista, scrittore, cameraman, montatore, truccatore e art director.
Raja Harishchandra fu proiettato a Londra nel 1914. Sebbene Dadasaheb Phalke, la prima personalità influente del cinema indiano, abbia prodotto e diretto ventitré film dal 1913 al 1918, la crescita iniziale dell’industria cinematografica indiana non fu più veloce di quella di Hollywood.
All’inizio degli anni Venti emersero una serie di nuove società di produzione cinematografica: i film basati su fatti ed episodi mitologici e storici dominarono le scene, ma il pubblico indiano accolse con favore pure i film di Hollywood, in particolare quelli d’azione.
Il primo sonoro, prodotto da Ardeshir Iranim fu Alam Ara, proiettato a Bombay nel 1931. L’uscita di Alam Ara segnò l’inizio di una nuova era nella storia del cinema indiano. Firoz Shah è stato il primo direttore musicale di Alam Ara. La prima canzone registrata per Alam Ara fu De De Khuda Ke Naam Pe nel 1931: le canzoni sono fondamentali nel cinema indiano. Essa era cantata da Wazir Mohammad Khan.
Successivamente, molte società di produzione hanno sfornato molti film, il che portò ad un’enorme crescita del cinema indiano. Nel 1927 furono prodotti 108 film, mentre nel 1931 ben 328. Contestualmente furono realizzate anche grandi sale cinematografiche che portarono ad un notevole incremento nel numero degli spettatori. Nel frattempo Irani nel 1937 girò anche il primo film a colori: Kisan Kanya.
Dal 1931 dopo l’uscita di Alam Ara più della metà della produzione cinematografica dell’India si è svolta in quegli studi. Nei dieci anni successivi, molti altri studi sono sorti a Bollywood.
A differenza di Hollywood, la maggior parte degli studi di Bollywood non si è sviluppata con successo nella direzione dell’integrazione verticistica. Il decentramento dei sistemi di produzione, distribuzione e proiezione ha portato a un elevato tasso di fallimento di molte casa cinematografiche, e la strada da percorrere è stata lunga.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’India come noto si separò dal dominio coloniale britannico e divenne un Paese indipendente. Ci fu un calo del numero di film realizzati. Fondamentalmente la moderna industria cinematografica indiana nacque nel 1947. Essa assisté a cambiamenti notevoli ed eccezionali durante questo periodo. Cineasti di spicco come Satyajit Ray e Bimal Roy girarono film incentrati sulla sopravvivenza e le miserie quotidiane delle classi inferiori.
Le storie storiche e mitologiche ripresero il loro posto e i film realizzati con messaggi sociali furono considerati i migliori. Questi erano basati su argomenti come la prostituzione, la dote per la sposa, la poligamia e altre forme di corruzione prevalenti nella società indiana.
Nel corso dei successivi vent’anni, gli studi di Bollywood sono stati influenzati dall’arrivo di nuovi registi provenienti da tutto il mondo, che hanno gradualmente formato un modello cinematografico unico che ha attratto diverse regioni, classi e spettatori indiani.
A quel tempo, la maggior parte delle persone in India apparteneva a ceti non abbienti. Naturalmente, scegliere di guardare film era considerato un passatempo lussuoso, e con la speranza che la pellicola valesse il prezzo. Quindi Bollywood varò un genere cinematografico che integrasse amore, azione, canto, danza, commedia e altri elementi. Tale genere aveva per nome Masala Movie (Masala significa “spezie miste” in hindi). E da allora è nato lo stile indiano.
Il modello di Masala è ormai inseparabile dai famosi attori e star, e dalle splendide scenografie delle riprese, il che porta ad un aumento dei costi di produzione del film, costringendo le società di Bollywood ad affrontare un’enorme pressione finanziaria per il lungo periodo.
Tuttavia, dalla fine del XX secolo, un gran numero di immigrati indiani in tutto il mondo ha fornito una buona opportunità per l’ascesa dei film di Bollywood. Tali film a forte sapore esotico sono diventati gradualmente popolari nel Sud-Est asiatico, in Europa (ricordo un estate in cui la Rai trasmise una rassegna di questo film) e anche nelle Americhe. Per cui le società di produzione hanno ricevuto forti introiti.
Tre idioti uscito nel 2009 ha incassato fino a 23,9 milioni di dollari USA al botteghino all’estero e 66,1 in India: questa è la produzione bollywoodiana al botteghino d’oltremare e interno più alta finora.
My Name is Khan (2010) e Tracking and Reappearance II (2011) hanno soddisfatto i produttori al botteghino estero per 22,15 e 11,7 milioni di dollari rispettivamente. Lieto fine, colori smaglianti e danze sono le caratteristiche standard dei film di Bollywood: e sono diventati i tesori dei film indiani agli occhi di moltissime persone.
Pertanto, non sorprende che la conoscenza di molte persone dei film indiani sia ancora nella fase dei musical negli anni Novanta. Ma in realtà, sebbene cantare e ballare sia un metodo narrativo importante nei film di Bollywood e nella cultura indiana, tale cinematografia non si limita a questo. Soprattutto negli ultimi anni, i film di Bollywood sono stati accuratamente rifiniti in termini di trama, personaggio, emozioni, effetti speciali, generi e profondità, e hanno conquistato molti fan e hanno ripetutamente creato miracoli al botteghino; ad esempio sono stati vviluppati i filoni di fantascienza ed horror.
Sebbene “Bollywood” sia spesso considerato dai critici come la “seconda Hollywood”, nel suo processo di sviluppo, i film bollywoodiani non hanno mai copiato il modello statunitense. Le essenze di apprendimento e riferimento, aderiscono allo stile e alle culture locali e mantengono sempre le proprie caratteristiche.
Oggi Bollywood è diventata una delle più grandi industrie cinematografiche globali. Non solo è al primo posto al mondo in termini di numero di dipendenti e volume di produzione, ma ha pure miliardi di fan sparsi su tutto il pianeta: un grande impatto economico.
La rivista «Time» ha contato che nei primi dieci botteghini dei film d’oltremare negli Usa fra i film asiatici sono presenti nell’ordine: indiani, cinesi, giapponesi, coreani e tailandesi.
Come ha affermato l’«International Business Times» statunitense, fino ad ora, la Bollywood indiana è diventata la più grande industria di produzione cinematografica del mondo nella storia del cinema. Ogni anno, l’industria cinematografica indiana produce circa 1.000 film, il doppio dei film di Hollywood, e il 40% di questi film indiani sono di Bollywood.
È proprio a causa dell’insistenza di Bollywood sulla cultura locale e dell’appropriato e misurato uso di cultura e soft power stranieri che l’India è diventata l’unico Paese al mondo in cui Hollywood ha solo una quota di mercato del 3,5% dei film, mentre in altri luoghi e resto del mondo Hollywood non teme rivali. Si vede che Bollywood è una forza da non sottovalutare nel mercato cinematografico mondiale.
Il cinema indiano, al pari dello sport, è diventato parte della vita nazionale del Paese. Però, il cinema è lo specchio della società in cui si vive, ed esso apporta cambiamenti positivi nella vita dei cittadini oltre a far avanzare il desiderio di fare qualcosa al suo interno.
Il cinema è molto popolare tra la gente comune. I popoli dell’India guardano molti film nelle sale cinematografiche o in televisione. I giovani vogliono vedere ogni volta nuove produzioni. E siccome – come abbiamo scritto prima, le canzoni stanno al cinema indiano, come da noi a Sanremo – le nuove melodie sono molto apprezzate dai tutti. E gli spettatori ascoltano le canzoni dei film alla radio e alla televisione in occasione di matrimoni, compleanni e feste speciali.
Oltre a ciò va sottolineato che già nel 2013, trenta società di produzione cinematografica sono state quotate alla Borsa nazionale indiana.

Giancarlo Elia Valori