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Aspetti etici relativi al cyberspazio. Le ideologie della rete

Un’analisi delle versioni moderne delle ideologie in rete mostra che tutte, come è caratteristico degli “ismi”, sono in un modo o nell’altro utopiche, poiché tendono a idealizzare eccessivamente il cyberspazio. Allo stesso tempo, non bisogna sottovalutare la loro importanza: esprimono abbastanza adeguatamente l’atteggiamento degli abitanti del mondo virtuale.

L’ethos della cultura della rete si basa sui principi di: libertà illimitata di informazione, privacy, disponibilità generale, qualità dell’informazione, non danno, limitazione dell’uso eccessivo delle risorse di rete e il principio di inviolabilità della proprietà intellettuale.

L’effettiva attuazione di questi principi è possibile attraverso una serie di misure istituzionali: dalla formulazione di vari codici etici, che approvano i diritti e gli obblighi dei partecipanti all’interazione virtuale, e la creazione di un’istituzione di organismi di autoregolamentazione della intranet. La intranet è la rete aziendale privata completamente isolata dalla rete esterna (Internet) a livello di servizi offerti (ad es. tramite Lan), rimanendo dunque a solo uso interno, comunicando eventualmente con la rete esterna e altre reti attraverso opportuni sistemi (protocollo TCP/IP, estendendosi anche con collegamenti WAN e VPN) e relativa protezione (es. firewall).

La rilevanza del tema di ricerca, caratterizza il grado del suo sviluppo scientifico, determina l’oggetto della ricerca, formula scopi e obiettivi, rivela la novità scientifica, nonché il significato teorico e pratico dei propositi etici di comunicazione e fornisce dati sull’approvazione dei risultati ottenuti.

La comunicazione virtuale come oggetto di analisi filosofica ed etica rivela l’essenza e la specificità della regolazione della comunicazione di tipo virtuale.

La comunicazione virtuale può essere definita come una forma speciale di interazione basata sul canale per ricevere e trasmettere informazioni. Di conseguenza, la sua principale caratteristica distintiva è la mediazione e dipende in gran parte dalla sua funzionalità, che ne determina l’originalità qualitativa.

A differenza della maggior parte delle forme di comunicazione tradizionali, la comunicazione virtuale è caratterizzata dalla distanza e da un alto grado di permeabilità: una persona che si trova in qualsiasi parte del mondo può diventarne partecipe. La comunicazione virtuale è quindi di natura globale interculturale, e porta inevitabilmente a una collisione nel processo di interazione degli orientamenti valore-normativi delle diverse culture e, di conseguenza, all’unificazione delle regole e delle norme che governano i processi di comunicazione.

La capacità di fornire informazioni a un pubblico vastissimo sparso in tutto il mondo avvicina la comunicazione virtuale alla comunicazione informativa di massa. Ciò significa che qualsiasi utente può prendervi parte attiva, diventando non solo un destinatario, ma anche un mittente di messaggi.

A causa della mediazione della macchina la maggior parte delle forme di comunicazione virtuale sono caratterizzate da caratteristiche come l’anonimato (inteso come l’anonimato di un dialogo in cui i partner non si presentano l’un l’altro), che, unito alla capacità di lasciare il contatto in qualsiasi tempo, porta ad una diminuzione del rischio psicologico nel processo di comunicazione ordinario in cui v’è un maior dettato da circostanze di lavoro, censo, classe, notorietà pubblica, età, ecc. Di conseguenza, nel processo di comunicazione virtuale, diventa possibile soddisfare impulsi solitamente repressi, che, per così dire, provocano comportamenti marginali. Di fronte a un soggetto che non conosciamo e non guardiamo negli occhi, vi sono più possibilità di esprimere un giudizio senza mediazione condizionante.

Inoltre, la conseguenza dell’anonimato è anche il rischio di mancanza di informazioni affidabili l’uno sull’altro tra i comunicanti. Pertanto, nel corso della comunicazione virtuale, c’è una continua costruzione sia dell’immagine dell’interlocutore virtuale (e spesso attribuendogli quelle caratteristiche che in realtà non possiede), sia delle regole di interazione con lui. E nel processo di comunicazione virtuale, si verifica una costruzione costante della personalità del comunicatore: la specificità dell’interazione virtuale consente a una persona di creare qualsiasi impressione su se stessa, di indossare qualsiasi maschera e ruolo, in altre parole, di sperimentare (giocare con gli altri) spacciando la un’identità non posseduta o imponendo una in grado d’imporsi. Non è un caso che la maggior parte dei partecipanti all’interazione virtuale utilizzi pseudonimi (“nickname”): il cambio di nome fissa un simbolico rifiuto di una persona reale e un’uscita dalla società effettiva d’ogni giorno.

Poiché in una situazione di interazione virtuale sono inizialmente assenti quei fattori che formano e mantengono la disuguaglianza sociale nel mondo reale (i personaggi virtuali non hanno corpo, il che significa che non hanno sesso, età, etnia, nazionalità), la comunicazione virtuale è fondamentalmente un non-status in natura – e l’unico criterio di efficacia sociale su Internet sono le qualità personali e le capacità comunicative del partecipante all’interazione (in primo luogo, la padronanza del discorso scritto, ma non solo scritto se alcuni pongono quale comunicazione l’audio-conferenza, in quanto il video generalmente impaurisce chi si dovrebbe mostrare).

L’offuscamento dei ruoli e degli stati reali, l’eliminazione delle barriere spaziali e dei confini geografici e, infine, la decostruzione degli stessi soggetti di interazione rendono difficile il controllo della comunicazione virtuale da parte di alcune istituzioni sociali, quindi, un’altra caratteristica significativa di essa è il non istituzionalismo, che è inevitabilmente accompagnato dall’incertezza delle norme sociali che regolano il comportamento delle persone in questo settore.

Le caratteristiche di cui sopra lasciano un’impronta sulle relazioni sociali costruite in un ambiente virtuale, contribuendo alla formazione di un ethos speciale del cyberspazio, e quindi predeterminano in gran parte sia la natura dell’etica della rete che i problemi che deve affrontare.

L’assunto principale dell’ideologia della rete è la proclamazione dell’indipendenza del cyberspazio da qualsiasi struttura e istituzione statale. Si sostiene che la rete globale sia un ambiente completamente autoregolato che resiste a tutte le influenze esterne e non è soggetto a controllo e regolamentazione coercitivi e, pertanto, dovrebbe essere costruito solo in conformità con le leggi morali stabiliti dagli internauti, ma non con quelle legali riconosciute nella società reale. Pertanto, l’ideologia della rete è estremamente liberale e il suo leitmotiv può essere considerato lo slogan proclamato dagli hacker: “L’informazione vuole essere libera”.

L’ideologia della rete esiste in tre versioni, che possono essere designate condizionatamente come radicale-anarchico, liberal-democratico e liberal-economico. Gli aderenti alla versione radical-anarchica del libertarismo in rete tendono a vedere Internet come una “frontiera elettronica”, ossia l’ultima area non regolamentata della vita umana, che, quindi, deve essere protetta da qualsiasi restrizione, sia esterna che interna . Tuttavia, è ovvio che, nonostante una certa attrattiva, l’idea di una “frontiera elettronica” come spazio di libertà illimitata sembra del tutto utopica, poiché in pratica tale libertà può facilmente trasformarsi in arbitrarietà o – per al contrario – in un mezzo di controllo del potere che, a sua volta, finge di temere i predetti affinché si scoprano maggiormente, per poi colpirli.

Secondo la versione liberaldemocratica dell’ideologia della rete, Internet dovrebbe essere visto come un mezzo per costruire una nuova “democrazia digitale”, cioè una democrazia arricchita dalle possibilità delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Questa visione si riflette in un’altra metafora comune che descrive Internet come una sorta di “Agorà elettronica”, ovvero una sorta di luogo virtuale in cui le persone hanno il diritto di esprimere qualsiasi opinione senza timore di censure. Per fornire a tutti questa opportunità unica, ma anche, forse ancora più importante, significa indebolire il monopolio del governo sulla decisione esclusiva di tutte le questioni importanti relative alla vita della società, rendendo i procedimenti politici aperti e trasparenti, in maniera che siano disponibili per analisi, controllo e correzione. Allo stesso tempo, l’idea di “democrazia digitale” è contraddetta dal fatto che al momento Internet è molto lontana dalla disponibilità generale. Anche nei ricchi Paesi industriali esistono diverse restrizioni economiche, socio-culturali, di genere ed educative che rendono l’accesso a Internet una sorta di privilegio per pochi (questo fenomeno è chiamato “digital divide”). Sarebbe quindi prematuro considerare Internet come un ambiente per il funzionamento della democrazia digitale: Internet ha infatti un grande potenziale democratico, che, tuttavia, non è stato ancora pienamente realizzato.

Infine, i sostenitori della versione liberal-economica dell’ideologia della rete, che più si avvicina al liberalismo classico, sostengono che lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione dovrebbe portare, prima di tutto, alla creazione di un “mercato elettronico” assolutamente libero da qualsiasi regolamento statale. È nell’indipendenza economica dallo Stato che i teorici di questo approccio vedono la garanzia dello sviluppo della concorrenza leale del mercato e dell’iniziativa privata. Tuttavia, a un esame più attento, si scopre che l’idea di stabilire una concorrenza di mercato leale nelle reti informatiche globali non è altro che un leggenda metropolitana. In realtà Internet forma piuttosto strutture economiche mono e oligopolistiche che hanno poco in comune con un libero “mercato elettronico”. Inoltre, la stessa logica dello sviluppo di Internet contraddice l’ideologia del “mercato elettronico”, che è alla mercé degli imprenditori privati. Ciò indica che la versione liberal-economica del libertarismo della rete è internamente contraddittoria: è ovvio che il principio chiave dell’ideologia della rete – il principio della libertà illimitata di informazione – è scarsamente compatibile con il principio di inviolabilità della proprietà privata che è alla base del liberalismo economico.

Pertanto, un’analisi delle versioni moderne delle ideologie in rete mostra che tutte, come è caratteristico degli “ismi”, sono in un modo o nell’altro utopiche, poiché tendono a idealizzare eccessivamente il cyberspazio. Allo stesso tempo, non bisogna sottovalutare la loro importanza: esprimono abbastanza adeguatamente l’atteggiamento degli abitanti del mondo virtuale. Questo ci permette di affermare che l’unica base “reale” dell’etica della rete è l’inviolabilità della libertà informativa personale proclamata dal libertarismo della rete, che acquisisce lo status di imperativo morale incondizionato in questo sistema di opinioni (continua).

Giancarlo Elia Valori